La polvere del mondo

Nicolas Bouvier | 1963 | La polvere del mondo

polvere

L’autore giornalista e l’amico pittore, “stranieri evasi da un mondo più dolce”, si mettono in viaggio da Ginevra nel 1953 a bordo di una Topolino: “Il programma era vago, ma in casi simili l’importante è partire.”
I due giovani compagni di viaggio hanno davanti “due anni e soldi per quattro mesi”: grazie ai loro testi e ai loro disegni riescono a viaggiare per 18 mesi. Attraverso i Balcani fino al mitico Khyber Pass, anticipano di oltre un decennio il percorso che sarebbe diventato l’Hippie Trail.
Al di là del racconto delle loro avventure e dei loro incontri, il romanzo è impreziosito da una lunga serie infinita di pensieri poetici sulle motivazioni del viaggio, la sua influenza nella formazione e l’arte della scrittura di viaggio.
Indimenticabili il pensiero iniziale ed il pensiero finale:
“È la contemplazione silenziosa degli atlanti, a pancia in giù su un tappeto, tra i dieci e i tredici anni, che dà la voglia di piantar tutto. […] Quando il desiderio resiste anche dopo i primi attacchi del buon senso, si inventano ragioni. E ne trovate, ma non valgono niente. La verità è che non sapete come chiamare quello che vi spinge. Qualcosa in voi cresce e molla gli ormeggi, fino al giorno in cui, non troppo sicuri, partite davvero. Un viaggio non ha bisogno di motivi. Non ci mette molto a dimostrare che basta a se stesso. Pensate di andare a fare un viaggio, ma subito è il viaggio che vi fa, o vi disfa.”
“Quel giorno, veramente ho creduto di afferrare qualche cosa e che la mia vita davvero ne sarebbe stata inevitabilmente cambiata. Eppure nulla di ciò può essere acquisito in maniera definitiva. Come un’acqua, il mondo filtra attraverso di noi, ci scorre addosso, e per un certo tempo ci presta i suoi colori. Poi si ritira, e ci rimette davanti al vuoto che ognuno porta in sé, davanti a quella specie d’insufficienza centrale dell’anima che in ogni modo bisogna imparare a costeggiare, a combattere e che, paradossalmente, è il più sicuro dei nostri motori.”
Nel mezzo un atto d’amore per l’Asia, il cui tempo “scorre più vasto del nostro” e “costringe quelli che essa ama a sacrificare la loro carriera al loro destino. Fatto ciò, il cuore batte più libero, e numerose sono le cose di cui si riesce a cogliere il senso.”

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