Fuga di mezzanotte

Billy Hayes – William Hoffer | 1977 | Fuga di mezzanotte

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Billy è un ragazzo americano di ventitre anni che tenta di imbarcarsi in aeroporto a Istanbul con due chili di hascisc da rivendere a New York, ma viene fermato dalla polizia e condannato a quattro anni di carcere.
La condanna di Billy viene commutata a trent’anni e nuovamente ridotta in seguito ad una amnistia; la detenzione si svolge principalmente nel carcere di Sağmalcılar a Istanbul in quello “squallido scatolone senza coperchio che era il cortile” con periodi di permanenza nel carcere psichiatrico di Bakırköy e ad İmralı, isola nel Mar di Marmara.
Nell’autobiografia romanzata, la vicenda processuale si mescola alla vicenda personale in un toccante dramma carcerario che alterna sapientemente pena e redenzione, disperazione e speranza, violenza e solidarietà.
“In carcere ognuno aveva organizzato la propria giornata secondo uno schema particolare e avevo l’impressione ciascuno di noi vivesse costantemente nell’attesa di qualcosa.” La fuga è il pensiero costante di Billy durante tutto il racconto, con il nome in codice del treno “Midnight Express”, da cui la traduzione italiana in “Fuga di mezzanotte”. La storia è conosciuta per la trasposizione cinematografica dove vengono esasperati il sadismo delle guardie carcerarie e la follia del protagonista.
Nei primi anni Settanta le carceri turche sono affollate di “turisti” europei ed americani a causa di piccoli e grandi traffici di droga; oltre alla singole storie dei compagni di cella del protagonista, la narrazione è inframmezzata da riferimenti a vicende rocambolesche come quella di Timothy Davie, il ragazzino di quattordici anni sorpreso con la madre e la scimmietta in un furgone di ritorno dall’India con ventisei chili di hascisc o di Robert Hubbard, fermato alla frontiera con la Siria alla guida di una carovana con tre furgoni, sei ragazze ed un quintale di hascisc.
Il romanzo si apre con una descrizione del Pudding Shop, “disordinato ritrovo turco in cui si davano convegno i figli dei fiori di tutto il mondo” e si chiude con una poetica descrizione di Istanbul che appare “ai lati del Corno d’Oro, quasi sgorgasse direttamente dall’acqua, con le mille guglie dei suoi minareti che ne incoronavano i colli.”

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