Bazar Express

Paul Theroux | 1975 | Bazar Express:
in treno attraverso l’Asia

bazar

“E l’Asia fu fuori dal finestrino, venivo trascinato attraverso i suoi paesi su quegli espressi puntati a oriente…”
Il finestrino è quello di un treno, con il quale l’autore compie un’incredibile parabola dell’Asia, dall’Europa al Sud-Est asiatico prima di rientrare con la Transiberiana, perché “i viaggi sono tutti circolari e dopo tutto, il gran tour non è che il modo dell’uomo ispirato a puntare verso casa.
Il racconto del viaggio è un caleidoscopio di luoghi fiabeschi e personaggi memorabili perché “la ferrovia era un bazar per narratori” e mentre “cercavo treni; trovai i passeggeri.” “Il viaggiare in treno nutriva la mia fantasia concedendomi la solitudine per riordinare e scrivere i miei pensieri: viaggiavo facilmente in due direzioni: lungo le rotaie con l’Asia che mutava a sprazzi dal finestrino; in un mondo privato sorretto dalla memoria e dal linguaggio. Non riesco a immaginare una combinazione più lieta.”
Le capitali della “Rotta Hippie” ci vengono descritte in una carrellata, come cartoline: Istanbul è città da ventisette secoli; Teheran è paragonata a una città texana ricca di petrolio; l’Afghanistan è una scocciatura.
Il passo del Khyber segna il confine tra il lato afghano “più roccioso, più alto e più spettacolare” ed il lato pakistano che “diventa verdeggiante, come un mutamento di stagioni racchiuso nello spazio di una sola giornata”. La ferrovia Khyber è una meraviglia dell’ingegneria che sale sino a oltre 1000 metri con 34 gallerie e 92 tra ponti e passaggi sospesi.
La sequenza di cartoline riprende da Peshawar che vale il fugace pensiero di “trasferirsi in una veranda ad invecchiare guardando i tramonti sul Khyber Pass”; Lahore che “ha conservato quel distratto esotismo menzionato da Kipling”; Jaipur che era “una rosea, principesca città delle meraviglie”.

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